Oggi la società presieduta da Giampietro Taverna conta una ventina di associati.  

I 25 ANNI DELLA BOCCIOFILA SAN VITO

  La Bocciofila Sanvitese ha compiuto 25 anni. Era il 27 dicembre del 1979 quando la società è stata fondata, mentre già l’anno successivo, il 1980, la Bocciofila è affiliata alla Fib. Oggi la società sportiva, guidata da Giampietro Taverna, gode ancora di ottima salute e conta una ventina di associati, oltre a una gran quantità di simpatizzanti. L’impianto utilizzato utilizzato per il gioco è quello del ristorante – spaghetteria “ai Merli” di San Vito, dove la società organizza una o due gare l’anno, ospitando a volte anche quelle delle società limitrofe. Non si contano le partecipazioni, spesso anche di successo, a gare e campionati i tutta Italia. L’importante traguardo del quarto di secolo è stato festeggiato dagli associati (tutti sancitesi) con una “bicchierata” in compagnia.  

 

Domani giorno di santa Barbara cerimonia commemorativa dei tanti emigranti costretti a lavorare sotto terra

  SAN VITO RICORDA I MINATORI

  San Vito domani ricorderà i suoi minatori. Con una messa e una mostra fotografica, nel giorno di Santa Barbara, patrona di tutti coloro che lavorano a contatto di fuochi ed esplosivi, il paese celebrerà il ricordo dei tanti giovani sancitesi che hanno lasciato la loro terra per andare a lavorare in miniera o in galleria, a volte sacrificando la vita.

La ricorrenza di Santa Barbara è molto sentita a San Vito, poiché non esiste famiglia in paese che non abbia avuto almeno un parente minatore. Nella chiesa parrocchiale domani alle 10.30 si celebrerà la messa a ricordo degli oltre 130 sanvitesi morti per silicosi e dei caduti per incidenti in miniera o in galleria in Italia e all’estero, che sono. Alferio Strappazzon (morto in Francia), Attilio Strappazzon (Trento), Giovanni Strappazzon, Lino Strappazzon (Valtellina), Lino Strappazzon (Torino), Mario Strappazzon (Francia), Leone Taverna (Arsié), Modesto Taverna (Chirchina) Sante Taverna (Belluno) Vito Taverna (Piemonte), Modesto Trevisan (Belgio), Valentino Tonin (svizzera). A costoro è dedicato un monumento che dal 1999, grazie al contributo degli stessi minatori sanvitesi, sorge nel centro dl paese: dopo la messa, cantata dal coro parrocchiale, ai piedi del monumento si svolgerà una brave cerimonia a ricordo dei caduti sul lavoro o per malattie professionali.

Al ristorante “ai Merli”, invece, è stata allestita una mostra fotografica sul lavoro della miniera. Le foto, in tutto una cinquantina, che coprono un arco di tempo pari a circa 40 anni, ritraggono molti lavoratori sanvitesi, che lavoravano spesso assieme nei cantieri e nelle miniere di tutta Europa e si riunivano per uno scatto ricordo davanti a una macchina fotografica. Si tratta di fotografie appartenenti alle famiglie del paese: molte di esse sono vecchie foto in bianco e nero, scattate nel secondo dopoguerra, ma non mancano anche ritratti più recenti. Tra le fotografie ormai entrate a far parte della storia di San Vito, rientra ad esempio quella scattata sul finire degli anni ’40 al cantiere della galleria di Castelbello, in provincia di Bolzano: a posare di fronte all’obiettivo un gruppo di minatori composto in gran parte da giovani di San Vito di Arsié. 

 

Benedizione e prime note ieri per lo strumento che è stato accompagnato dal coro parrocchiale

INAUGURATO IL NUOVO ORGANO DI SAN VITO

La voce del nuovo organo è risuonata ieri per la prima volta nella chiesa parrocchiale di San Vito. Nel giorno dedicato a Santa Cecilia, patrona dei musicisti, il paese ha deciso infatti di inaugurare il nuovo strumento, acquistato dal parroco don Antonio Bernardi e installato pochi giorni fa accanto all’altare.

La cerimonia di benedizione dell’organo è iniziata alle 15. il panno verde che ricopriva lo strumento è stato tolto e subito dopo l’organista Riccardo Tonin ha fatto conoscere le note melodiose emesse da’’organo alle tante persone giunte in chiesa per assistere alla celebrazione. Lo strumento è un Ahlborn, modello “studiun line 250” Madrina dell’organo è stata Giulia Strappazzon, che fino a pochi anni fa durante le cerimonie religiose suonava il vecchio harmonium meccanico del 1937, ora inadeguato alle esigenze e quindi messo da parte (anche se con un pizzico di nostalgia).

Durante la messa che è seguita alla benedizione dello strumento si è esibito il coro parrocchiale di San Vito, diretto da Marco Brandalise. Il suono dell’organo è stato degnamente accompagnato dalla messa del Perosi, “Te Deum laudamus”, cantata dai coristi.

Al termine della cerimonia religiosa, tutti coloro che hanno assistito all’inaugurazione del nuovo strumento si sono recati alla spaghetteria “ai Merli” per un lauto rinfresco.

  Immagini della cerimonia:  

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Domani l’inaugurazione

  SAN VITO DI ARSIE’

UN NUOVO ORGANO PER LA CHIESA

  Un nuovo organo per la chiesa di San Vito. Il nuovo strumento musicale, uno “studium line 250” della ditta Ahlborn particolarmente indicato per i servizi liturgici, sarà inaugurato domani nella piccola frazione arsedese. L’occasione è particolarmente significativa perché il giorno scelto per la cerimonia è quello dedicato a Santa Cecilia, patrona dei musicisti. Il programma della giornata prevede la solenne benedizione nella chiesa parrocchiale alle 15. seguirà la celebrazione della messa accompagnata dalle voci del coro parrocchiale diretto da Marco Brandalise. Saranno eseguite la messa a due voci “Te Deum laudamus” di Lorenzo Perosi, “O salutaris Hostia” dello stesso autore e l’inno gregoriano “Jesu corona virginum”. Sarà l’organista Riccardo Tonin a mettere per la prima volta le dita sulla tastiera del nuovo organo. Il musicista, non solo accompagnerà il coro, ma si esibirà in alcuni pezzi da solista, eseguendo pezzi di Bach, lizt e Haendel. I presenti potranno così apprezzare la versatilità dello strumento che è stato donato alla comunità di San Vito dal Parroco don Antonio Bernardi. E sarà proprio lui, coadiuvato da alcuni sacerdoti della zona, a presiedere la solenne celebrazione. Madrina della giornata sarà Giulia Strappazzon, organista fino agli anni ’80 quando lo strumento  a disposizione era un vecchi harmonium meccanico costruito nel 1937. un segno di riconoscimento che il coro e la parrocchia vogliono renderle per il servizio prestato a favore della frazione.

Al termine gli organizzatori aspetteranno i partecipanti al ristorante “ai Merli” per un rinfresco. Coristi, familiari e simpatizzanti si troveranno poi i serata per una cena nel corso della quale si brinderà ovviamente al nuovo organo.    

 

UN PRANZO PER TUTTI A SAN VITO DI ARSIE’

 Feste riuscite a San Vito di Arsié, dove ad agosto la comunità parrocchiale ha celebrato il 17° centenario dal martirio dei suoi patroni (i santi Vito, Modesto e Crescenzia) e il primo centenario del voto espresso dalla parrocchia per la loro protezione. Una processione ha attraversato le vie del paese parato a festa come non mai, merito del lungo lavoro della popolazione che dall’autunno scorso si ritrovava per confezionare gli addobbi. Per questo motivo la parrocchia, per continuare il clima di festa, ha offerto domenica, a tutti coloro che hanno partecipato alla preparazione delle feste, un pranzo presso il locale ristorante “ai Merli” dove quasi tutto il paese si è riunito in allegria.

 

  Celebrazione del centenario a San Vito di Arsié: cronaca di un intenso momento di festa

Nell’anno del 17° centenario dal martirio dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia e nel 1° centenario del voto fatto dalla parrocchia agli stessi patroni, per la loro particolare protezione, la parrocchia di San Vito di Arsié ha solennemente celebrato il duplice evento il 10 agosto scorso.

In apertura delle celebrazioni il primo di Agosto la Messa solenne concelebrata dai sacerdoti delle parrocchie dei vicini paesi di San Vito e l’intronizzazione delle immagini nella navata della chiesa. Per 10 giorni la chiesa parrocchiale è stata meta di intense celebrazioni: al messa trasmessa da Radio Maria, i pellegrinaggi delle parrocchie limitrofe, la messa per i defunti celebrata e cantata in latino secondo il rito pre-conciliare; mentre all’esterno, per le vie del paese interessate al transito della processione, fervevano i preparativi e dal campanile i rintocchi particolari del “campanò” (le campane suonate a mano, usando esclusivamente i battagli, che annunciano la festa imminente) invadevano tutta la vallata.

Il giorno della festa praticamente tutto il paese alle 6 del mattino era in strada per gli ultimi preparativi. Alle 10.30 la messa solenne celebrata da S.E. mons. Giuseppe Lazzarotto, nunzio apostolico in Irlanda. Una gran folla ha cominciato a gremire la chiesa già nel primo pomeriggio per l’adorazione Eucaristica, in seguito per il canto dei vesperi sono giunti a concelebrare tutti i parroci della forania e dei paesi vicini. Alle 17.00 la solenne processione con le immagini dei tre Santi ha cominciato a snodarsi tra le vie del paese tutto addobbato a festa come non mai: drappi rossi pendevano dalle finestre delle case, migliaia di fiori bianchi e rossi fatti dalle donne del paese durante l’inverno decoravano il tragitto e archi trionfali come da tradizione si stagliavano a coronare il tutto, mentre il coro parrocchiale, dalla chiesa tramite altoparlanti, sosteneva i canti e le orazioni dell’assemblea. Un bellissimo momento di preghiera e folclore fusi assieme in armonia.

Molto visitata è stata pure la mostra fotografica allestita per l’occasione con numerose immagini delle passate edizioni, con pose dal 1945 e documenti del 1903; arricchita dalle immagini dei paesi di San Vito in Italia forniteci dal segretario nazionale Aniceto Bello.

Grande è stata la soddisfazione degli organizzatori nel vedere la partecipazione di tanta gente sia alla preparazione che allo svolgimento di questa festa che, ogni 10 anni, fa risvegliare la devozione ai Santi Martiri e lo stimolo della popolazione a collaborare e a sentirsi partecipi di una cosa comune.

Immagini della festa:

clicca per ingrandireInterno chiesa (Small).JPG maria 1 (Small).JPG Maria 2 (Small).JPG Processione (Small).JPG 

 

 DOMENICA LA PROCESSIONE CON LE EFFIGI DEI SANTI 

Comunità in festa per il 17° centenario dal martirio dei santi patroni Vito, Modesto e Crescenzia e per il primo centenario del voto espresso dalla parrocchia per la loro particolare protezione. Cent’anni fa, infatti, nel 1903, quando la comunità di San Vito di Arsié stava celebrando il 16° centenario dalla morte del patrono, mentre la processione con l’effigie dei santi percorreva le vie del paese, un giovane della parrocchia con gravi problemi deambulatori ebbe la grazia di essere guarito. Da allora la comunità volle ringraziare i patroni con una festa solenne da celebrarsi ogni dieci anni, il che fu fatto sempre a eccezione del 1943 (la festa fu spostata al 1945).

Quest’anno la grande processione per le vie del paese addobbato a festa è in programma domenica 10 agosto, alle 16.30 dopo i vespri solenni. In mattinata alla 10.30 messa presieduta da mons. Giuseppe Lazzaretto, nunzio apostolico in Irlanda. La festa è stata preceduta da una settimana di preghiera con la messa quotidiana, l’adorazione eucaristica, il pellegrinaggio delle parrocchie pedemontane. I festeggiamenti prevedono anche due mostre fotografiche dedicate all’iconografia di San Vito e alla tradizione delle feste decennali. 

 

  SQUADRE ALL’OPERA SUI SENTIERI

  San Vito di Arsié, sistemato il tracciato delle Perine

  Una lunga mattinata di lavoro dei volontari di San Vito di Arsié, ieri, ha permesso di fare un nuovo passo in avanti nel recupero e della manutenzione dei sentieri della frazione arsedese. L’intervento delle squadre, guidate dall’assessore al volontariato Faustino Mores, si è concentrato in particolare nella sistemazione di scarpate, di muretti a secco di contenimento e della carreggiata dei sentieri. “L’obiettivo dell’intervento”, spiega Mores “è stata la strada “delle Perine”, che parte dal secondo tornante  dei forti di Primolano e arriva all’altezza del cimitero di San Vito. Lungo il tracciato una quindicina di volontari ha operato dalle sette di mattina fino all’una passata, per prevenire l’abbandono del sentiero e per conservare il territorio e il paesaggio, un intervento importante, quindi, anche dal punto di vista turistico e ambientale”. Alla fine dei lavori, quindi, tutti i volontari si sono riuniti alla spaghetteria “ai Merli” (gestita dal capogruppo degli alpini di San Vito, anche lui impegnato in prima persona nell’intervento), per una pastasciutta in compagnia. L’intervento è stato finanziato con il bando della legge regionle 2 del 1994.  

 

Dopo le proteste di una signora l’Ufficio Tecnico non ha concesso l’autorizzazione

LA CROCE DEL GIUBILEO NON DEVE ILLUMINARE LE NOTTI DI SAN VITO. IL DIVIETO E’ DEL COMUNE

  “La croce del Giubileo non tornerà più al suo posto” ha detto domenica durante l’omelia il parroco di San Vito don Antonio Bernardi. “Il comune di arsié ci ha mandato l’ingiunzione di toglierla definitivamente dal terreno dove era stata da noi adagiata in attesa di definire le pratiche relative al piano regolatore ed avere un permesso definitivo, che non c’è stato”.

Una storia questa della “croce del Giubileo”, come è stata chiamata dai parrocchiani di San Vito perché innalzata nell’anno giubilare 2000 e benedetta durante un’apposita processione, che era stata tenuta nascosta dal parroco per prudenza: “Non voglio polemiche politiche o di altra natura. Se ne fanno già tante inutilmente” aveva detto lo scorso anno ad aprile un po’ sconsolato quando la croce luminosa, otto metri per cinque, innalzata sul costone di Cavedio sopra il paese al bivio con la comunale di Novegno e visibile di giorno e di notte anche dalla Valsugana e da Enego, era stata tolta su ordine del comune dal piedistallo dal medesimo volontariato che l’aveva fissata. Era stata posta provvisoriamente per terra in attesa dei chiarimenti burocratici, ossia per essere rimessa a illuminare le notti sulla valle. In paese ci si era divisi pro e contro. “Non da fastidio ed è u segno luminoso che rischiara la notte. Si vede dov’è San Vito. Ho sentito che per toglierla qualcuno si è persino rivolto ad un avvocato”. Aveva reclamato una persona contraria all’abbatimento. E chi l’aveva voluta su quel posto con tanto di corrente elettrica per le diverse lampadine rimettendoci dei soldi aveva dovuto con amarezza incassare il colpo. Perché questo dopo che era stato autorizzata? Con la fine dell’anno giubilare 2000 il permesso provvisorio di innalzamento su un area verde era scaduto; e che altro doveva fare l’ufficio tecnico arsedese di fronte al reclamo se non l’applicazione della norma? Qualcuno sperava che le pratiche di un permesso definitivo risolvessero il problema e invece il costone di Cavedio deve tornare come prima del Giubileo.  

 

Alle invocazioni disperate di un’anziana caduta a terra ed immobile ha risposto solo Black che ha saltato il recinto e poi ha chiamato la padrona.

OTTANTENNE SOCCORSA DAL CANE DELLA VICINA

  Maria Strappazzon di S. Vito racconta la vicenda che l’ha vista involontaria protagonista. E’ ancora in poltrona ma sta un po’ meglio.

  Sta un po’ meglio, ma non è guarita del tutto, Maria Strappazzon di 80 anni di San Vito di Arsié, salvata dal cane del vicino. Con il suo abbaiare insistito ha chiamato la sua padrona, attivando così immediati soccorsi. E’ la stessa anziana signora a raccontare l’episodio accadutole venerdì scorso nella piccola borgata Duri, dove la gente è poca e abita in case sparse. Ma, almeno così pare, qui gli animali e persone hanno tutte un cuore ed una sensibilità molto particolari. Lo testimonia quanto accaduto.

“gli animali a volte aiutano più delle persone – commenta commossa Maria Strappazzon per l’intervento di pronto intervento del buon Black, un grosso cane lupo nero di proprietà di un vicino, F. S., che fa paura per la grandezza – Premetto  che da tempo soffro di vertigini e venerdì scorso ero in giardino impegnata nel curare delle rose. Ad un tratto mi sono sentita svenire e cadendo sono  inciampata andando a sbattere con la schiena contro un secchio di ferro. Sono finita immobile, distesa per terra, vicino ai fiori, con una grande botta. La forte contusione riportata mi costringe ancora a stare in poltrona. Quando ho ripreso un po’ i sensi mi sono preoccupata: ero consapevole che in casa non c’era né mio figlio, né mia nipote. Allora ho cominciato a chiamare per nome due signore delle case vicine, E. e G., sperando che almeno una mi sentisse. Ma con la debole voce che avevo nessuna mi sentiva. Tutte e due erano nelle rispettive case e la mia voce non le raggiungeva. Dopo un po’ che chiedevo aiuto con quel filo di voce che mi rimaneva, almeno così mi sembrava, ho aperto gli occhi e da terra mi son vista vicina al volto lo sguardo fisso di un cane. L’ho riconosciuto: era il cane di F. S., un mio vicino. Deve aver capito che ero nei guai e così, abbaiando, se n’è andato via, poco dopo è ritornato sempre abbaiando con E., la moglie del suo padrone”.

La signora G. conferma di aver sentito Black abbaiare, ma di non aver capito subito di che cosa si trattasse anche perché non era il suo cane e non sentiva assolutamente la voce di Maria Strappazzon.

La signora E. trascinata sul posto dal suo cane, invece, ha prestato i primi soccorsi alla vicina riversa a terra, poi l’ha aiutata a rialzarsi e piano piano l’ha accompagnata in casa e le gocce necessarie per la cura della malattia che la perseguita. “Mi ha messo anche a letto perché sentivo grandi dolori alla schiena – racconta commossa Maria – Non ho voluto che E. mi portasse al pronto soccorso. Sono vecchia e so che cosa ho e non voglio disturbare sempre i medici. Spero che la botta mi passi del tutto. Però Black è stato davvero eccezionale. Me lo ricorderò finché campo. E’ stato proprio bravo: quando ha sentito le mie urla di dolore ha saltato le recinzione del suo cortile per venire da me a vedere cosa mi era successo. Se non dava l’allarme avrebbe potuto succedermi di peggio, o sarei rimasta là per terra molto a lungo. Black è un cane grande davvero!”  

  

IL “MARCHE” AD ANNA STEFANI

La boccista feltrino ha vinto il prestigioso premio

  SuperAnna. Anna Stefani il 6 luglio all’Hotel Excelsior La Fonte di Portonovo di Ancona riceverà il premio “Marche 2001”, la statuetta più sognata dai bocciofili che rappresenta la vittoria alata, quale migliore giocatrice italiana. Il giusto riconoscimento non solo per i risultati ma anche per il grande impegno e sacrificio profuso dalla giovane atleta per lo sport delle bocce. Anna Stefani è nata il 21 giugno del 1983 a Trento, ma risiede a San Vito di Arsié, ha iniziato l’attività nel 1997 con la Sanvitesi, nel 1999 si è trasferita alla Kks Valentino e da quest’anno è passata al Dolada. Frequenta il centro federale di Cornuta allenata dagli istruttori federali Stefano D’Agostini e Dario Simon dove si reca due volte la settimana accompagnata da un genitore. Da tre anni partecipa al master di tiro progressivo e ha come personale un ottimo 34 su 44. per lei parlano i risultati, con un primo posto ai tricolori under 18, un altro successo nella gara interregionale individuale di Pordenone, un secondo nella gara regionale a coppie, un terzo in un’altra gara interregionale (due vittorie), un quarto posto nella gara regionale di tiro combinato e nella gara a coppie. Convovata più volte in nazionale, tra cui spiccano due convocazioni “doc” nel 2001 a Montreal nell’incontro Canada – Italia  e quast’anno in aprile per in mach a Montmorely con la Francia.  

 

  AUTO IN BILICO, SALVO PER UN SOFFIO

La polstrada blocca la macchina rovesciata sul ciglio del burrone.

  E’ rimasto bloccato domenica notte nell’abitacolo schiacciato della sua Renault 5, capottata e in bilico sull’orlo di una scarpata di un’ottantina di metri ai Tonini di San Vito di Arsié. E’ vivo per un soffio, grazie alla prontezza di spirito degli agenti della polizia stradale di Feltre e  dei vigili del fuoco del comando di via Bagnols, che sono riusciti a legare agli alberi la carcassa dell’auto distrutta, bloccandola prima che scivolasse nel baratro trascinando con sé il guidatore.

  Protagonista della brutta avventura un ragazzo di 31 anni di Arsié, M.A., che per lunghi minuti di paura si è visto ormai spacciato e che invece, alla fine, se l’è cavata solo con qualche botta giudicata guaribile in otto giorni.

L’incidente è avvenuto attorno alle 22 di domenica sera. Il giovane, a bordo della sua Renault sportiva, stava percorrendo la stradina comunale, stretta e isolata, che da san Vito porta all’agriturismo, in località Tonini.

La macchina stava viaggiando in salita quando, per cause che stanno accertando gli agenti della polizia stradale di Feltre, improvvisamente è sbandata ed è finita addosso ad una scarpata ed è finita addosso ad una scarpatina rialzata alla sua sinistra che ha fatto da “trampolino”. La Renault, così, si è impennata e si è rovesciata su se stessa, ricadendo con le ruote all’aria dall’altro lato della strada, proprio su ciglio della profonda scarpata. Per il giovane guidatore sono stati attimi terribili: nell’urto è finito sdraiato sulla parte interna del tettuccio, con la testa incastrata sotto al cruscotto fracassato e un tergicristallo in bocca, mentre la macchina ondeggiava in bilico sul precipizio. Ma il caso ha voluto che su quella strada buia e isolata, a traffico praticamente nullo durante la notte, passasse un altro automobilista. Alla luce dei fari l’uomo ha visto l’auto distrutta e sottosopra e ha subito dato l’allarme al “113”. E la pattuglia della polizia stradale di Feltre, arrivata sul posto assieme al responsabile del distaccamento, l’ispettore Mario Iacomino, si è trovata di fronte ad una scena da paura: l’auto schiacciata sottosopra sul ciglio della scarpata, il ragazzo bloccato dentro che invocava aiuto, il pericolo che la carcassa scivolasse giù da un secondo all’altro. I poliziotti hanno così capito che non c’era un istante da perdere e, mentre correvano verso San Vito anche i vigili del fuoco e l’ambulanza, hanno lavorato alla luce delle pile per bloccare la macchina in strada. Poi, con le corde, la Renault è stata legata saldamente agli albeli vicini e, mentre un poliziotto si infilava sotto la macchina capottata per cercare di liberare la testa del ragazzo e toglierli dalla bocca il pezzo metallico che avrebbe potuto soffocarlo, i vigili del fuoco hanno iniziato a tagliare le lamiere con le pinze idrauliche per riuscire ad aprire un varco e a tirar fuori il giovane.

Solo dopo un lungo e delicato lavoro il trentenne arsedese è stato estratto dall’abitacolo e caricato in ambulanza. E al pronto soccorso del santa Maria del Prato, dove è stato medicato e sottoposto agli accertamenti del caso, i sanitari hanno tirato un sospiro di sollievo: nonostante il volo con l’auto e la brutta posizione i cui era rimasto incastrato, infatti, il ragazzo non aveva nulla di rotto. E dopo esser stato trattenuto in astanteria per la notte, ieri mattina è stato dimesso con una prognosi di otto giorni.  

 

 Il parroco di San Vito a processo per aver investito due pedoni. Ieri l’apertura del processo è andata per le lunghe, così il reverendo ha avanzato l’insolita richiesta

“GIUDICE, MI SENTA ORA PERCHE’ I FEDELI MI ASPETTANO”

La messa tuttavia è saltata perché il magistrato non ha accolto l’istanza di don Antonio che così ha deposto sui fatti di quella sera.

Il parroco di San Vito di Arsié costretto a chiedere al giudice di esser sentito subito perché altrimenti non potrà dir messa. Erano quasi le quattordici di ieri pomeriggio e il processo pendente a carico di don Antonio Bernardi, imputato di lesioni personali colpose, doveva giocoforza scivolare al pomeriggio per alcune audizioni. Non è stato possibile accontentarlo. In compenso il sacerdote, assistito dall’avvocato Marco Cason (studio Perera) ha potuto ampiamente riferire quel che accadde il 3 aprile 1999 allorché in quel di Arsié gli capitò di investire un paio di ragazzi.

Quella sera don Antonio. Alla guida della propria Seat Ronda, stava attraversando l’abitato di Fastro. Stando al capo d’imputazione non avrebbe frenato tempestivamente in modo da evitare l’impatto con Dino Dall’Agnol e Simone Brandalise, due pedoni che investì e ai quali cagionò ferite giudicabili in una quarantina di giorni.

Il processo, davanti al giudice Aldo Giancotti, (pm Bergamo) è iniziato con la deposizione dell’ingegner Gianni Bee, direttore dell’ufficio provinciale della motorizzazione, il quale ha spiegato, tra l’altro che è incerto se l’investimento sia avvenuto mentre i due camminavano. Ed è ugualmente difficile appurare se la reazione dell’automobilista fosse stata pronta. Di sicuro pare che i ragazzi fossero sbucati improvvisamente da dietro un’auto ed uno dei due si trovava in posizione più avanzata dell’altro. Poi sono stati sentiti l’imputato, che ha confermato di essere andato a bassa velocità e di essersi accorto dei pedoni solo a seguito dell’impatto, e i due giovani coinvolti. Uno dei due, Simone Brandalise, 20 anni di Arsié, (assistito dall’avvocato Emilio Marcon, parte civile) si è limitato a dire che era con amici, dopodiché si era alzato per andare a casa e si è ritrovato a terra. La prosecuzione del processo si avrà il 29 gennaio 2003. 

 

  Cerimonia domenica nella parrocchiale dei Duri

IN CHIESA TRE NUOVE STATUE DEL MAESTRO CORRADO TONIN

  Grande festa domenica alla chiesetta restaurata dal volontariato della borgata Duri di San Vito di Arsié. Locali e turisti hanno accompagnato in processione le nuove statue dei santi martiri, Vito, Modesto e Crescenzia, fissate su un camioncino guidato da Adriano Trevisan.

Le opere, sono state realizzate dall’artista locale Corrado Tonin, che ha voluto unire la sua fede all’arte. La cottura delle opere è stata realizzata dalla “Belleuropa” di Bassano del Grappa grazie anche al contributo del comitato festeggiamenti coordinato da Giampietro Tonin.

Alla cerimonia, che ha concluso la settimana di celebrazioni votive in onore dei santi patroni della parrocchia, retta da don Antonio Bernardi, hanno partecipato don Ermenegildo Marcato parroco di Fastro e monsignor Oscar Rizzato, vescovo ed elemosiniere del Papa. Le statue sono state collocate sull’altare della chiesetta dopo che nella mattinata erano state benedette da rizzato durante la messa solenne accompagnata dal coro del maestro Marco Brandalise.

  Immagini della giornata

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 BOCCE UNDER 18: VIENE DA ARSIE’ LA NUOVA CAMPIONESSA ITALIANA

 E’ feltrina la nuova campionessa italiana di bocce under 18. si chiama Anna Stafani, ha 18 anni, vive a San Vito di Arsié e frequenta l’ultimo anno della ragioneria “Colotti”. Ieri pomeriggio ha battuto in finale dopo una partita di oltre due ore la campionessa mondiale a coppie in carica, Paola Amandola con un punteggio netto di 13-4 nella finalissima del campionato italiano che si giocava a Saluzzo in provincia di Cuneo.

“Era la prima volta che mi incontravo con lei – racconta Anna felice per l’esito inatteso della partita – nei primi minuti ho pagato molto quest’emozione e sono partita male restando sotto di 4 punti, ma poi è scattato qualcosa, ho recuperato, ho preso vantaggio e questa volta è stata lei a non riuscire più a riprendermi e alla fine ho chiuso la partita con un punteggio netto di 13 a 4”.

Anna gioca da 5 anni con i colori della KKS Valentino di Mel. “Ieri (giovedì per chi legge-ndr) ero partita molto bene ho vinto subito il mio girone, in semifinale ho faticato un po’ perché mi sono trovata un’avversaria forte che giocava in casa – continua la neo-campionessa italiana – sono arrivata a Saluzzo sperando di classificarmi tra le prime 4, non credevo di arrivare a battere anche la Amandola, sono proprio molto felice”. Ma Anna avrà appena il tempo di gustarsi il titolo perché il prossimo 9 settembre dovrà affrontare anche il campionato italiano combinato a Fossalta. E non è finita, il 30 settembre per la seconda volta è stata convocata dalla Nazionale italiana per seguire il master a Ischia, la prima volta è stata nel maggio scorso, in quell’occasione la feltrina era volata in Canada. 

 

  “I GIUDICI GIUSTIZIERI DEL POPOL DE SAN VI’”

Stasera, alle 21, “I giudici giustizieri della Repubblica Autonoma del popol de San Vi’”, di San Vito di Arsié quindi, danno appuntamento per quella loro festa da brusalavecia alla spaghetteria “ai Merli” della borgata Tonini, fornita di ampio piazzale e di coperto. La tradizionale festa è organizzata da Marco Brandalise, capo del coro parrocchiale della frazione arsedese sulla Valsugana. La “Mariota dei Caporai”, l’invisa connetta locale, prima del consueto processo con successiva condanna al rogo sarà portata prigioniera su un carro per il dileggio pubblico per le vie delle contrade sanvitesi.

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  75° DI FONDAZIONE DEL GRUPPO DI SAN VITO DI ARSIE’

Dopo tanta pioggia, finalmente all’alba del 6 agosto una schiarita del tempo rischiara anche l’animo degli organizzatori che da tempo preparavano la festa per il 75° della fondazione del gruppo. All’ammassamento, all’entrata del paese, alla spicciolata incominciano ad arrivare i gagliardetti dei nostri gruppi, alla fine ne contiamo ben 23 compresi quelli di Trichiana, di Tezze Valsugana e di Cismon del Grappa. Con i gagliardetti arrivano numerosi alpini, molte le autorità presenti, il nostro sindaco, i sindaci dei comuni di Fonzaso e Sovramonte, rappresentanze della Provincia e della Comunità Montana Feltrina e del consigliere Trento per la Regione, per i carabinieri il cap. Nodali e due alpini in armi per l’esercito, Faccini e Centa con diversi consiglieri in rappresentanza della sezione, inoltre i rappresentanti del Corpo Forestale di Fonzaso, dei Mutilati Feltrini, Bertoldin per i Bellunesi nel Mondo, il presidente della Pro Loco di Arsié, le bandiere della Marina e dei Carabinieri in congedo, e qui mi scuso se ho tralasciato qualcuno che sfugge alla mia memoria. Alle ore 10.00 sulle note del 33 la banda comunale inizia la sfilata con in testa il gonfalone del comune di Arsié e il vessillo della sezione, nell’ordine le Autorità, i gagliardetti ed i numerosi alpini che con la loro presenza hanno dato lustro alla manifestazione. In prossimità della chiesa e sulle note dell’inno di Mameli c’è stato l’alzabandiera, operazione eseguita dall’alpino anziano Taverna Aquilino. Poi tutti in chiesa per la santa Messa officiata dal nostro parroco don Antonio Bernardi. Dopo la messa due corone di alloro sono state posate una la monumento ai caduti e una al monumento dei minatori, infine il discorso del Sindaco che dopo il saluto ai presenti ha letto le motivazioni che hanno portato alla medaglia d’argento due nostri compaesani, Taverna Olinto e Strappazzon Alessandro. Successivamente due parole di saluto sono state pronunciate anche dal vicepresidente Faccini e finalmente tutti al mega rinfresco offerto dal nostro gruppo. Nel pomeriggio alle ore 17.00, il pubblico delle grandi occasioni ha riempito la chiesa per il concerto del corpo A.N.A. di Feltre. Alla fine un caloroso applauso per il riuscitissimo repertorio ha salutato il maestro Facchin e tutti i componenti del coro. La ciliegina sulla torta della nostra manifestazione è stato l’arrivo nl pomeriggio del presidente della Provincia arch. Oscar De Bona che dopo aver fatto visita alle strutture festive, ha offerto al gruppo il gagliardetto della Provincia, inoltre dopo aver casualmente incontrato Nani Maddalozzo, l’alpino classe 1912, lo ha insignito con il distintivo della Provincia. Ringrazio calorosamente tutti quelli che hanno partecipato alla festa.

Elvio Campardo

 

  SAN VITO, 75 ANNI DI PENNA NERA

Gli alpini del Gruppo Ana di S. Vito e i volontari stanno preparando il paese per festeggiare, domani, domenica, i 75 anni di fondazione di uno dei più vecchi Gruppi di penne nere del Bellunese. Le bandiere tricolori sono già esposte ai balconi.

I pochi superstiti di S. Vito già in vita nel 1925 avranno la gioia le campane suonare a distesa, come quando erano bambini. “In quegli anni per ogni avvenimento, dalla nascita alla morte, si suonavano a distesa le campane e per qualche occasione particolare suonavano ancora di più, come avvenne per la nascita di una bimba dopo una serie di figli maschi” ricorda l’anziano Aquilino “Per la nascita del Gruppo alpini, nel 1925, ero troppo piccolo, avevo solo 3 anni”. Lui vive nella sperduta contrada dei Checcarei, coltiva la vigna e abita in una casa vicino alla borgata Duri, dove naqque e morì “Pierin” uno dei due fondatori del Gruppo Ana di S. Vito. A fondare il sodalizio furono Pietro, “Pierin”, Strappazzon, di professione minatore e morto ancor giovane nel 1942 a causa della miniera, padre di Maddalena e nonno di Roberta Pugliese, residenti ancora a S. Vito; e un altro alpino: Giuseppe Taverna, che abitava in piazza, vicino alla chiesa parrocchiale, con un’osteria e bottega. Anni dopo partì volontario per l’Abissinia, dove perì nel 1936. la figlia Fernanda vive a Fastro. “Misero insieme un’associazione di penne nere, che avevano fatto la guerra. Li chiamavano i combattenti e facevano le riunioni nell’osteria della piazza e cantavano” ricorda sempre Aquilino. Dopo di loro vennero altri capigruppo: Vito Tonin, Noè Strappazzon, Pasquale Strappazzon, defunti; gli altri ancora viventi Giovanni Strappazzon, Modesto Tonin e l’attuale Elvio Campardo con segretario Adriano Trevisan, a cui è spettato l’onore e l’onere di organizzare la festa di domani.

 

  UNA MESSA “ANTICA”

Alle 16 di ieri il parroco di S. Vito, don Antonio Bernardi, ha celebrato nella chiesa parrocchiale un’insolita messa, che forse nel post-Concilio avrebbe suscitato polemica: la messa cantata da Requiem di S. Pio V, tutta in latino, a memoria dei defunti locali. L’altare conciliare era stato messo da parte e il celebrante, che indossava i paramenti neri come una volta ha voltato le spalle ai fedeli e usato l’altare degli avi, ha detto la messa cantata insieme al coro; il pubblico ha seguito sempre con attenzione. Dopo l’apertura con l’Ave Maria intonata dai coro diretto da Marco Brandalise, lo stesso che ha cantato per Radio Maria e domenica per gli alpini, don Antonio ha spiegato: “Celebro la messa in latino, che ho celebrato per 9 anni, dal 10 luglio 1955 fino al 1964 quando è stata cambiata. Vogliamo ricordare tutte le persone che sono morte in paese da allora. Nessun significato folcloristico o risvolto polemico. Per i giovani è un’occasione per assistere ad una messa detta per secoli e che era solita per tutti coloro che ci hanno preceduto”. Ha fatto da chierichetto il direttore del coro. Alcune lacrime sul viso di qualche anziano. I fedeli sono stati numerosi come in una domenica fra l’anno.

 

  UN SANTO, TANTI PAESI

S. Vito di Arsié è entrato ufficialmente nell’associazione “San Vito Italia” che riunisce i paesi dedicati al santo. Ieri pomeriggio c’è stato un incontro costitutivo al ristorante “ai Merli” con don Antonio Bernardi, parroco di San Vito, frazione arsedese sulla Valsugana, il consigliere comunale Elvio Campardo e Carlo Strappazzon per il locale Comitato Festeggiamenti, e Marco Brandalise del consiglio parrocchiale con i rappresentanti ufficiali dell’associazione dei paesi che si chiamano San Vito: Aniceto Bello di San Vito Nole, vicino Torino, segretario del coordinamento nazionale; con don Moreno Cagarella, parroco di S. Vito di Vigenza, coordinatore dei parroci; e con Carla Savant Aira e Cacco Valerio, per fare anche il punto. L’associazione spazia dall’aspetto religioso, a quello storico-culturale, a quello turistico. Abbiamo chiesto ai rappresentanti di spiegarci come si struttura l’associazione. “Su quelle parrocchie e quei paesi dedicati a San Vito”. Il centro è in Sicila a S. Vito Lo Capo, da dove nel 4. secolo partì la devozione al santo. “Abbiamo costituito dei distretti regionali – dice il prof. Aniceto Bello – ci sono 14 comuni, 70 frazioni, 142 parrocchie. C’è S. Vito anche in Moravia, Austria e Germania con S. Veit”. Le notizie sull’associazione si trovano anche in Internet.

 

  MESSA IN DIRETTA MONDIALE DA SAN VITO CON “RADIO MARIA”

Il coro parrocchiale di San Vito di Arsié domenica sarà ascoltato via satellite. Ha pensato il parroco don Antonio Bernardi a far arrivare a S. Vito “Radio Maria”, nota emittente religiosa, sentita in ogni angolo del mondo. Per domenica alle 8 la messa celebrata da don Antonio e accompagnata dalle voci del coro di ragazzi e madri diretto da Marco Brandalise, sarà trasmessa,come prima messa domenicale: solitamente “Radio Maria” ne trasmette 3 per il suo pubblico cattolico e particolarmente religioso. Al termine la benedizione delle auto. Nella chiesa di San Vito oltre ai parrocchiani anche gruppi di fedeli di tutto il veneto legati da amicizia con il parroco di S. Vito. Il coro si sta preparando per la messa radiofonica con una certa trepidazione. Qualche cantore ha avvisato dell’appuntamento i parenti in Italia e all’estero. Agli emigranti queste cose fanno molto piacere. “Radio Maria ha per le prima messa domenicale, quella delle 8, un’audience che può raggiungere i 2.000.000 di ascoltatori sparsi per il mondo” dice con orgoglio e trepidazione il giovane capocoro Marco Brandalise

 

  UN MONUMENTO AI MINATORI DI SAN VITO DI ARSIE’

Il 4 dicembre 1999 a San Vito di Arsié, nell’ambito della festività di Santa Barbara, i minatori del paese, per onorare la loro patrona e in memoria dei loro compagni caduti sul lavoro, hanno deciso di erigere un monumento, realizzato dall’artigiano locale, artista del ferro battuto, Grando Ofelio.

Il paese di San Vito ha pagato uno scotto altissimo in vite umane, alla miniera. Ogni famiglia del paese ha un parente, padre, nonno o zio, che ha provato su di se l’esperienza del lavoro all’estero, specialmente in miniera. Per cui l’erezione di un monumento è apparsa subito doverosa e particolarmente sentita.

Alla cerimonia erano presenti numerose autorità, politiche e sindacali, tra cui il sindaco di Arsié Mario De Nale e il rappresentante della Cgil, Mauro De Carli, nonché numerosi minatori ed ex minatori della zona.

Molto toccante il taglio del nastro, compiuto dal più anziano dehli ex minatori, Aquilino Taverna, e la posa di una corona di alloro da parte di due vedove, sulle note del “silenzio”, a cui ha fatto seguito la commovente lettura del seguente testo:

nella ricorrenza dell’inaugurazione di questo monumento dedicato “ai minatori di San Vito di Arsié” è sorta questa domanda: Chi si ricorderà dei minatori nel prossimo secolo?

Ecco che per non dimenticare, si è sentita la necessità di offrire un omaggio a ciò che i minatori Sanvitesi con il loro duro lavoro, hanno subìto sulla loro pelle. E’un’epopea vissuta da questi grandi uomini Sanvitesi che hanno attraversato e tuttora attraversano miniere, gallerie e cassoni, irriconoscibili per la polvere che hanno addosso, ansimanti per la silicosi, e con gli occhi rossi, ma dal cuore nobile e forte, sono un monito per l’avvenire. Il prossimo secolo deve essere migliore, in nome dei tanti minatori caduti sul lavoro, che, con il loro sangue e sudore, hanno caratterizzato il progresso di questo secolo. Perciò, in memoria dei seguenti sanvitesi caduti sul lavoro:

·     Strappazzon Alferio (caduto in Francia)

·     Strappazzon Attilio (Trento)

·     Strappazzon Lino (Valtellina)

·     Strappazzon Lino (Torino)

·     Strappazzon Mario (Francia)

·     Taverna Leone (Arsié)

·     Taverna Modesto (Francia)

·     Taverna Sante (Belluno)

·     Taverna Vito (Piemonte)

·     Trevisan Modesto (Belgio)

·     Tonin Valentino (Svizzera)

Deceduti per malattia professionale (silicosi) (in totale 130), che hanno pagato con la loro vita il prezzo del benessere che ci circonda, con profondo orgoglio e vanti di esserne figli, nipoti, parenti ed amici, dedichiamo un monumento che ci aiuterà a ricordare e a riflettere, affinché una luce splenda sempre in memoria del Minatore Sanvitese scomparso, rivolgendo i nostri ringraziamenti a tutti i minatori ed ex minatori che sono ancora tra noi.

 

  BENEDETTA LA GRANDE CROCE LUMINOSA

San Vito di Arsié ha la sua svettante croce del Giubileo del 2000, alta 9 metri, di colore bianco e azzurro, e rivolta verso sud. E’ stata voluta dal parroco don Antonio Bernardi insieme a dei fedeli di un gruppo di preghiera legati sentimentalmente alla chiesa di San Vito che hanno curato anche le pratiche burocratiche per ottenere i permessi comunali. Durante la tradizionale processione del venerdì Santo delle 21 l’anziano parroco ha benedetto la croce a testimonianza dell’anno giubilare. Per l’occasione, la tradizionale processione è stata allungata nel suo percorso abituale passando per le scalette di Tonini e poi fino alla croce impiantata sul costone sotto il bivio della strada comunale di Novegno con la strada di Cavecio.

Il padre canossiano don Marcello ha animato le varie stazioni della Via Crucis fatte di soste disseminate lungo la strada. I fedeli, arrivati ai piedi del grande simbolo della passione di Cristo, hanno fatto corona e don Antonio Bernardi ha benedetto la croce illuminata dall’interno da luce elettrica.

La grande croce luminosa durante la notte sovrasta maestosa la Valsugana. E’ visibile infatti a quanti percorrono la superstrada Bassano-Trento nella piana di Primolano e pure dall’opposto paese di Enego.

Sulla base, che sostiene la croce del Giubileo, i volontari hanno scritto nel cemento la data dell’ultimazione dell’opera, 3-4-2000, e i loro nomi: Carlo, Toni e Fiori.

 

  Un anziano di san Vito, che aveva acceso un fuoco nei pressi di casa per eliminare ramaglia, ha provocato un rogo spento solo con l’intervento di due elicotteri e del Canadair

BRUCIA STERPAGLIA, INCENDIA IL BOSCO

Mezz’ora di bombardamento d’acqua. Creata una vasca artificiale per i rifornimenti

 

Rogo boschivo con “colpevole” ieri pomeriggio sopra l’abitato di San Vito. Un anziano che stava bruciando delle sterpaglie non è riuscito a controllare le fiamme tanto che in brave tempo il rogo si è esteso verso l’alto aggredendo prati e piante. Per domare l’incendio ci sono voluti anche oggi due elicotteri del Servizio Antincendio della Forestale e un Canadair. E’ il secondo grosso intervento nel territorio arsedese nel giro di una settimana, complice la siccità e il vento. Sono state, infatti, le forti folate a mettere in difficoltà un anziano che stava facendo ardere della ramaglia. Il fuoco spinto dalle raffiche si è dilatato. Erano circa le 15.30 quando le telefonate della gente del posto hanno sommerso il centralino dei vigili del fuoco di Feltre. Vedendo il fumo proveniente dai prati di campalgiot, dove due anni fa i cacciatori avevano fatto risanamento ambientale, la gente ha iniziato a prendere d’assalto il 115. Per avere ragione delle fiamme sono stati chiamati 2 elicotteri. In un primo momento i velivoli hanno cercato di attingere l’acqua dal Brenta in Valsugana. La poca acqua li ha però fatti dirigere verso il lago di Corlo. Un invaso troppo lontano dal,luogo dell’incendio tanto che in seguito è stata allestita una vasca di proprietà del Parco, nel prato a lato del locale cimitero. Un contenitore che è stato rifornito da una presa volante attaccata ad un chiusino dell’acquedotto della piazza. Nel giro di mezz’ora, le fiamme erano praticamente spente. Il resto lo ha fatto il Canadair, che si è rifornito nel lago di S. Croce. Preziose in questa situazione si sono rilevate la strada comunale, una frangifuoco, fatta alcuni anni fa da un consorzio privato col contributo regionale ed una mulattiera tenuta pulita dal volontariato alpino, che hanno permesso un rapido intervento in profondità nel bosco.

 

  UNA TROTA PIOVE DAL CIELO REGALO DI UN CORMORANO

In questi giorni dal cielo piove di tutto. Tanti pezzi di ghiaccio come ieri a Lamon. A San Vito di Arsié è piovuta addirittura una trota. “In cielo stava passando uno stormo di una trentina cormorani. Ad un certo momento hanno avuto come uno sbalzo: sembravano inseguire un oggetto in caduta”. Così racconta Nerino Taverna, padre di Daniele, un ragazzo dell’ultimo anno dell’istituto per geometri Forcellini di Feltre e rugbista di buon livello, il quale – meravigliato – è accorso per primo a verificare che cos fosse caduto sul tetto di lamiera dell’officina, un laboratorio per lavorare il ferro, del padre e dello zio Ofelio Grando, quest’ultimo presente pure lui all’insolita pesca dal cielo. “Erano le 16 di ieri. Non era un pezzo di ghiaccio – precisa Daniele – bensì una trota. E’ caduta prima sul tetto della casa vicina di Diego Strappazzon e poi è rimbalzata pesantemente sul tetto in lamiera della nostra officina facendo un gran fracasso ma nessun danno”. Si è trattato di una trota del peso di 3-4 etti caduta da circa 300-400 metri; nell’impatto con i tetti la pancia ha lasciato uscire le interiora” ha continuato il ragazzo. “Dove essere stata ancora viva quando il  becco del cormorano si è aperto lasciandola cadere viste le condizioni di come è arrivata a terra – incalza il padre – lo stormo arrivava dalla Valsugana trentina. Deve essere andato a “caccia” di pesce nel Brenta che non è ghiacciato e ha continuato il volo in direzione di Arsié. Negli ultimi giorni sono stati visti diversi stormi venire dalla Valsugana, da Strigno e Borgo”. La trota è stata messa ormai ghiacciata per la bassa temperatura, su un mucchio di neve. “Avendo voluto si poteva mangiare” hanno commentato i tre testimoni.

 

OMAGGIO DI SAN VITO AI MINATORI

In occasione di Santa Barbara inaugurato il monumento

Nel giorno di S. Barbara è stato inaugurato il monumento ai minatori sul viale che sale alla chiesa di San Vito di Arsié. Il paese ha partecipato tutto compatto alla messa conclusa con l’inno dei minatori cantato dallo studente Omar Tonin, il cui padre è lontano tra i monti del Nepal, e accompagnato all’organo da Marco Brandalise; e poi alla cerimonia con il sindaco Mario De Nale in fascia tricolore e il consigliere provinciale Ivano Faoro, il consigliere della C.M.F. Elvio Campardo, il presidente della locale Famiglia ex-emigranti Silvio Lancerini, e una rappresentanza sindacale bellunese guidata da Mauro De Carli.

Il monumento ai minatori di San Vito è un segno tangibile di storia recente della frazione arsedese legata al lavoro in miniera e della forte emigrazione. “130 i morti per silicosi in tempo recente. Hanno pagato con la loro vita il prezzo del nostro benessere. Con profondo orgoglio e vanto di esserne figli, nipoti parenti e amici, dedichiamo un monumento che ci aiuterà a ricordare e a riflettere, affinché una luce splenda sempre in memoria del minatore” ha detto una giovane figlia di un minatore superstite, Egle Tonin. In particolare sono stati ricordati i minatori caduti: Alferio Strappazzon, Attilio Strappazzon, Dino Strappazzon, Giovanni Strappazzon, Lino Strappazzon, Mario Strappazzon, Leone Taverna, Modesto Taverna, Sante Taverna, Vito Taverna, Modesto Trevisan e Valentino Tonin.

Dopo che il parroco don Antonio Bernardi ha dato la benedizione, accompagnate dalla tromba di Osvaldo Battistel, le vedove Giovannina Strappazzon e Linda Taverna hanno messo la corona d’alloro sulla lampada a petrolio, il martello pneumatico e il carrello, sottesi da una sezione di un casco da miniera, opera del ferraiolo Ofelio Grando. Gran finale poi con il rinfresco al bar Dalla Flavia ed il pranzo al ristorante Al Roccolo.

 

  E DOMENICA CABARET PROTAGONISTA A SAN VITO

Il cabarettista feltrino Roberto Faoro in scena a San Vito di Arsié. Domani, sabato, alle 21, darà spettacolo alla “spaghetteria ai Merli” di San Vito di Arsié. Per Roberto Faoro è un ritorno sulla scena arsedese. Con la sua simpatia e con la particolarità delle sue battute diverte e coinvolge anche lo spettatore meno preparato al cabaret. Presente “Smonologhi” e lo fa con paradossi: “Vedete, io nella vita ho fatto di tutto, sono stato suonatore di uova fresche ma non riuscivo a finire un concerto, adesso sono sul palco. E’ il mio fantasma che vi parla e quello che apparirà sarà soltanto una proiezione della vostra mente… quando voi sarete  a San Vito io sarò a Fastro e sarà un successone”. “Durante la serata – afferma l’attore – si commenteranno alcuni articoli di cronaca locale”.

 

  MONDOBOCCE:

Trofeo camping al lago

Una coppia di trentini ha battuto la concorrenza di una cinquantina di formazioni che hanno preso parte (tra loro i migliori “polsi” dei comitati di Feltre e Belluno) alla gara interprovinciale Trofeo Camping al Lago, organizzato dalla Bocciofila Sanvitese. Molto combattute le fasi finali. La classifica:                 

  1. F. Ballarini – A. Facchinelli  (Coster Trento)
  2. De Biasi – Casagrande (Pedavena)
  3. W. Ballarini – E Facchinelli (Coster)
  4. Canova – Salvador (Cavarzano)
  5. Pandolfo – Dinello (Pederobba)
  6. Leoni – Ciaghi (Lagarina Trento)
  7. Ferrari – Girardi (Riva del Garda Trento)
  8. Dallo – De Gan (Mionetto Feltre)

GIOVANI RAMPANTI

Mauro Taverna, Anna Stefani e Omar Tonin della Bocciofila Sanvitese si sono classificati terzi dietro alle squadre di Noventa (Venezia) e Cornuda (Treviso) nella selezione per i campionati italiani a terne a livello giovanile (Under 18). La gara si è svolta ad Annone Veneto. Mauro Taverna ed Anna Stefani si sono messi in evidenza anche nella gara interregionale organizzata dalla società KKS Valentino in cui la coppia si è classificata al quarto posto alle spalle di Noventa A (Venezia), Taipacco (Udine), e Noventa B.

 

  STORIA DELL’ORSO FRITZ E DI UN CLAMOROSO EQUIVOCO LINGUISTICO

LA PAURA DELL’ “HORSE” FA FINIRE IN ANTICIPO LA FESTA

L’orso? Una storia infinita, da psicosi. Fritz, suo malgrado, ha messo in agitazione San Vito di Arsié tanto che una festa di studenti per la fine dell’anno è finita con largo anticipo. Infatti due madri preoccupatissime hanno preso l’auto e si sono precipitate a prelevare le figlie e i loro amici in una casetta sul monte Novegno a ridosso di Col del Gallo per portare tutti “in salvo” a San Vito. Le mamme, infatti, avevano saputo “da fonte sicura” che in zona erano stati avvistati addirittura tre orsi. Fritz e famiglia? La paura è contagiosa. Qualcuno si è armato di coltello, non si sa mai!

E nessuno ha messo in dubbio la veridicità della “notizia”. Infatti c’erano addirittura i testimoni oculari: due ospiti inglesi del locale eremo dei frati. La “bomba” è scoppiata quando gli inglesi hanno dato la “notizia” a un allevatore di cavalli e a un cacciatore. Quest’ultimo ha fatto scattare l’allarme avvisando il presidente della riserva di caccia e i paesani.

Secondo i “testimoni” gli orsi erano scesi da dietro l’eremo verso il ristorante “al Roccolo” per poi scomparire nel bosco. “Ors,,ors, tri, tri”: gridavano, gesticolando, gli inglesi. Il cacciatore che di inglese evidentemente non mastica nemmeno una parola, ha fatto un’immediata traduzione “a orecchio”: “Orsi?” “Iès, iès”. E con la mimica si son fatti capire: uno era alto un metro e mezzo e gli altri due sui 70 cm.

La notizia clamorosa andava verificata. Verso le 21.30 abbiamo chiesto agli inglesi se veramente avevano avvistato gli “orsi”. Risposta pronta: “Iès, iès, tri, tri”. E sono tornati a raccontare il loro incontro con gli “ors”. Hanno voluto accompagnarci sul luogo dell’avvistamento. I fari dell’auto, ad un certo punto, hanno illuminato una cavalla con due cavallini: “Ors, ors!” a questo punto il pauroso equivoco linguistico è diventato clamorosamente evidente: “horse” in inglese, cioè cavallo e non certo orso. E alla nostra domanda: “Sono questi gli orsi?” è arrivato il solito “Iès” di risposta. Tutto chiaro, allarme cessato.

 

  FASTRO, LA DINAMICA TUTTA DA CHIARIRE

Forse distratti dal gioco i ragazzi investiti dal prete

Sarà operato oggi, per ricomporre la frattura alla gamba riportata nell’incidente, il diciassettenne Dino Dall’Agnol, investito la notte di sabato assieme all’amico Simone Brandalise dall’auto del parroco di San Vito, don Antonio Bernardi. I due giovani, che stavano attraversando la strada davanti al pub West End di Fastro, erano stati travolti dalla ritmo del sacerdote che stava rincasando dopo la solenne funzione del sabato santo , concelebrata nella parrocchiale di Arsié. Dino Dall’Agnol, come anche l’amico, si sta riprendendo velocemente dalle lesioni e dal grande spavento provato e non corrono nessun pericolo, ma i sanitari del Santa Maria del Prato, dove è stato ricoverato dopo l’incidente, hanno deciso di sottoporlo all’intervento per ricomporre nel modo migliore la frattura alla gamba. Per il momento non sarà invece operato Simone, che nell’incidente ha riportato anche lui una frattura alla gamba, assieme ad una frattura alla scapola e ad un’ampia ferita alla testa, che ha richiesto parecchi punti di sutura. Il giovane è stato comunque sottoposto anche alla Tac, che ha dato esito negativo.

I carabinieri del nucleo radiomobile di Feltre, nel frattempo, stanno lavorando per chiarire la dinamica esatta dell’incidente. I due ragazzini, pochi istanti prima dell’incidente, erano stati visti dagli avventori del West End mentre scherzavano inseguendosi tra di loro davanti al locale, e forse hanno attraversato la strada ancora distratti dai loro giochi, senza accorgersi dell’auto che arrivava.

 

  DUE RAGAZZI DI FASTRO INVESTITI DAL SACERDOTE

Il parroco stava tornando a casa

Attraversando la strada non si sono accorti dell’arrivo della macchina del parroco di San Vito, don Antonio, che stava rincasando dopo la solenne funzione pasquale del sabato notte concelebrata ad Arsié. E i due diciassettenni di Fastro, Simone Brandalise e Dino Dall’Agnol, sono stati investiti dalla Ritmo del sacerdote. Sono stati entrambi ricoverati con fratture e lesioni serie, anche se non versano in pericolo di vita.

L’incidente è avvenuto attorno alle 23 e 45 di sabato notte in centro a Fastro, davanti al West End pub, affacciato alla strada, dove i due ragazzi si erano trovati per passare assieme la serata. A quanto sembra i due amici, dopo aver scherzato inseguendosi per gioco tra di loro davanti al locale, hanno deciso di tornare a casa ed hanno iniziato ad attraversare la strada. E probabilmente, ancora con il fiatone e distratti dal loro gioco di pochi istanti prima, non si sono resi conto che stava arrivando un’automobile. L’auto del parroco di San Vito che, dopo la celebrazione notturna del sabato santo appena conclusasi nella chiesa di Arsié, stava tornando verso la sua parrocchia. Quando la Ritmo è passata davanti al pub, così, il sacerdote si è trovato davanti all’improvviso i due ragazzi che stavano attraversando la strada e non è riuscito a bloccare in tempo la vettura per evitarli. L’urto è stato molto forte e i due giovani sono stati scagliati sull’asfalto dove il sacerdote e gli avventori del locale, assieme al gestore Alfonso Brandalise “Ciorci”, li hanno subito soccorsi. Al Santa Maria del Prato, dove sono stati portati poco dopo in ambulanza, i sanitari hanno riscontrato a Dino Dall’Agnol fratture alla tibia e al perone, mentre all’amico è stata diagnosticata una frattura alla spalla e un’ampia ferita alla testa, che ha richiesto parecchi punti di sutura. I due giovani non sono comunque in pericolo di vita. Sul posto sono accorsi anche i carabinieri del nucleo radiomobili per effettuare i primi rilievi e chiarire la dinamica esatta dell’incidente.

 

 EMIGRANTI A SAN VITO

La Famiglia riunita nella frazione

Si è svolto ieri alla spaghetteria “ai Merli” di San Vito, il tradizionale pranzo della Famiglia ex emigranti arsedese. Alla riunione erano presenti una quarantina di esponenti dell’associazione, oltre al presidente Silvio Lancerini, al presidente onorario Mario De Nale e al segretario Angelo Saccaro. In rappresentanza della Famiglia feltrina è intervenuto il presidente Vettorata e il consigliere provinciale Marisa Dalla Gasperina. Il pranzo conviviale è servito sia per unire ancora di più gli ex emigranti delle frazioni di Arsié sia per gettare le basi per l’assemblea dei soci che si terrà in prossimità di pasqua. La Famiglia arsedese, riprendendo un’idea che era stata avanzata dalla stessa Dalla Gasperina in occasione della festa dell’emigrante svoltasi lo scorso luglio a Mellame, ha intenzione di portare all’ordine del giorno la proposta di fare del monumento di Mellame il simbolo provinciale dell’emigrazione bellunese.

 

  S. VITO. GIORNO “SACRO” PER MINATORI E ARTIGLIERI

 Grandi squilli di tromba per la festa di S. Barbara a San Vito di Arsié. Santa Barbara non poteva mancare d’essere festeggiata anche quest’anno religiosamente e in piazza, in un paese di tenaci lavoratori nei cantieri in galleria ed un tempo nelle miniere. Nella mattinata di domenica don Antonio Bernardi ha celebrato una messa nella chiesa parrocchiale in ricordo di tutti i minatori ed artiglieri del paese. Il coro è stato rafforzato per la circostanza commemorativa dal suono della tromba di Osvaldo Battistel della Banda comunale arsedese dando un senso di più struggente partecipazione al ricordo delle sudate fatiche e dei rischi dei minatori e degli stessi sanvitesi. Lo stesso abile trombettiere ha chiuso da solista la cerimonia davanti al monumento ai caduti in guerra e sul lavoro a lato del campanile dei Santi Martiri dopo che Marco Brandalise ha posto un omaggio floreale ed il parroco don Antonio ha dato la benedizione ai defunti, e ai presenti che facevano corona insieme ad alcuni lavoratori artificieri e della galleria. A mezzogiorno i “minatori” si sono dati appuntamento alla locale spaghetteria “ai Merli” per il pranzo e per i relativi racconti di vita in Italia e più spesso all’estero

 

  L’HARMONIUM TORNA A SUONARE

L’Harmonium della chiesa parrocchiale dei S. Martiri di San Vito tornerà a suonare. Il vecchio armonio impolverito, rotto e a lungo dimenticato, sarà presto restaurato e il coro dei ragazzi di San Vito avrà un valido strumento musicale da utilizzare nel suo ormai ricco repertorio di canti sacri. Il comitato ha ufficializzato che la somma necessaria per la riparazione del vecchio strumento è stata raggiunta: frutto di giochi, vendite di torte e offerte varie nel periodo ferragostano. La rapida generosità su diverse iniziative di alcune signore, che gravitano attorno al complesso musicale, e dei giovani cantori e suonatori ha dato infine il risultato sperato; non è mancata la riuscita saporita cena benefica del Comitato festeggiamenti del disponibile Giampietro Tonin finalizzata alla raccolta di fondi per l’Harmonium. Il direttore del coro e maestro dell’iniziativa Marco Brandalise ha ora solo da aspettare che il prezioso strumento della chiesa dei S. Martiri venga riparato. Sanno tutti a San Vito che dai ragazzi del coro uscirà anche il musicista di questo non facile strumento, che darà più peso e sentimento a tutte le cerimonie e messe della parrocchia. La piccola comunità di don Antonio Bernardi avrà, quindi, una voce e una ricchezza in più da esibire per la vita e l’orgoglio stesso dei sanvitesi stabili e emigranti.

 

  Ladri in azione a San Vito

“SENZA INDENIZZO LI DENUNCIO TUTTI”

Furto di birra per la sagra

“So tutto e per ora non denuncio nessuno ai carabinieri, ma solo se mi restituiscono il dovuto”. Parola di Giampietro Tonin, del comitato organizzatore delle feste di San Vito di Arsié, vittima un furto-bravata. “Sono stati portati via dal deposito quattro bidoni di birra rimasti per far festa a Rivai nella notte tra ferragosto e domenica” spiega. Poi cita i nomi dei presunti ladri che per ora non riporta ai carabinieri.

Ma cos’è successo? Ignoti hanno furtivamente sottratto dal deposito a fianco della chiesa di San Vito quattro fusti di birra da spina, due pieni, uno vuoto e uno quasi vuoto. Probabilmente un dispetto per Tonin, magari con gran finale di cin-cin a suon di spumeggianti boccali e tante risate. Uno dei “bevitori-ladri” della festicciola notturna ha parlato, forse accortosi che non tutto era corretto. Forse ha captato le vanterie sulla provenienza dei fusti della birra gratis a volontà? Si sa persino quando i quattro bidoni, questa volta tutti vuoti, sono stati scaricati per la restituzione nei pressi della banchina di Caradado, vicino al gran curvane della strada della Valnevera, sopra l’abitato dei Tonini e vicino alla casa di Giampietro Tonin. Erano le 3.30 della notte, sarebbe stato riferito, quando i nottambuli bevitori sono andati a dormire ubriachi e soddisfatti al limite del singhiozzo. “Devono pagarmi la birra portata via con tanto di civili scuse” ha terminato l’organizzatore sanvitesi rammaricato dell’incivile bravata.

 

  SAN VITO, GRAN FESTA

Ha chiuso felicemente la tre giorni di festa di S. Vito, il piccolo paese sopra la Valsugana. Giampietro Tonin e Teresita Taverna, entrambi consiglieri della Pro Loco, hanno brillantemente superato organizzativamente l’esame dopo la crisi dai connotati mortali che aveva investito il comitato delle più vecchie “Feste” arsedesi. Tanto grave che la rinuncia nei giorni scorsi era apparsa la cosa più logica. Ma con l’aiuto di un gruppo di giovanissimi privi di esperienza, presi a prestito in parte dal coro parrocchiale e altri dalla disponibilità al volontariato che si sono dimostrati responsabili e in gamba, la tre giorni musicale e gastronomica all’ombra del campanile dei Santi Martiri si è splendidamente svolta. Al super-cuoco organizzatore “Piero” la folla dei giocatori della tombola conclusiva e dell’amicizia davanti a un boccale di birra ha dimostrato tutta la sua simpatia con un lungo applauso estimatore. Bravi i giovani, una buona squadra.

Su alcuni problemi delle feste arsedese, riceviamo e pubblichiamo:

“LE FESTE NON SONO IN CRISI”

Caro cronista,

intervengo dopo l’articolo dell’11 agosto “San Vito, gran festa” perché non si travisi e non si critichi chi per vari motivi non ha potuto partecipare all’organizzazione delle più vecchie feste arsedesi. Nessuno ha creato crisi mortali per il Comitato. Sono oltre 20 anni che si lavora con impegno per far sì che la festa sanvitesi sia bella e originale. Il gruppo (comitato, alpini, volontari) con cui si sono organizzate in questi anni è riuscito a mettere da parte un bel gruzzolo, servito per opere per il paese: il monumento ai caduti, gasolio da riscaldamento per la chiesa, tre milioni per le grondaie, un anticipo (due milioni) per le varie necessità organizzative.

Un dato positivo senz’altro c’è stato, tralasciando il bilancio ’98 che mi auguro sia attivo: aver inserito persone nuove nel gruppo di lavoro che spero durino nei prossimi anni, insieme a quelle assenti in questa tornata. E che diano continuità e idee, in modo che un paesino come S. Vito possa godere di alcuni giorni di “gloria”. Vista la voglia e la tenacia di Giampietro Tonin questo succederà di sicuro. Faremo come sempre, volentieri, i comprimari.     Adriano Trevisan

 

  TAPPA GASTRONOMICA

Domani “serata casalinga”, seconda tappa del tour gastronomico arsedese. La Pro Loco di Giampaolo Aliboni per conto della Valcismon di Elvio Cecchet ha, infatti, ideato l’itinerario gastronomico dell’estate ’98 dei locali di Arsié. E’ il turno della spaghetteria “ai Merli” nella borgata Tonini della frazione di San Vito. Il giovane maestro della corale parrocchiale, Marco Brandalise, da cuoco e gestore del “ai Merli” presenterà piatti “che cantano” per il sensibile palato del sacro cliente: dall’antipasto di bresaola e kiwi; al primo costituito da strangolapreti alla trentina, tortelli di castagne e tagliatelle alle noci; al secondo con petto di pollo ai funghi con verdure alla griglia ed insalata mista; il tronco d’albero farcito concluderà la ricca cena. A tutti sarà dato il piatto di ceramica della casa

 

  ABBELLITA LA CHIESA

La sostituzione delle vecchie e bucate grondaie al tetto della chiesa parrocchiale dei Santi Martiri di S. Vito di Arsié è terminata con soddisfazione di tutti gli abitanti del paese. Le nuove grondaie sono state sistemate da una ditta specializzata di Bolzano e luccicano con il loro splendido rame al sole d’autunno. “Ora aspettano la pioggia per il collaudo” Ha detto filosoficamente il parroco don Antonio Bernardi. In precedenza i bravissimi volontari di San Vito avevano restaurato il portale d’ingresso della chiesa. Era da tempo che i fedeli (e non) facevano pressione perché l’esterno della parrocchiale trovasse il suo antico ordine degno di tagliare il fatidico traguardo del “duemila”. Non è mancata nel contempo la perplessità del parroco don Antonio sull’iniziativa. Il quale con un buon tono polemico si chiedeva giustamente: “A che serve il lavoro se poi la gente non viene in chiesa?” il costo della messa a nuovo – stimato sull’ordine di una ventina di milioni – sarà pagato: in parte dal comune attingendo ad un particolare fondo previsto dalla legge, e in parte con i proventi delle feste ferragostane organizzate dal locale Comitato festeggiamenti, che ha il suo spazio proprio in un’area all’ombra del campanile.

 

  Giovani allievi imparano lo sport

A SCUOLA DI BOCCE

VOLETE imparare a giocare a bocce e diventare dei campioni? Ci pensa la Federazione Bocce che ha messo a in programma una serie di scuole bocce per incrementare nei giovanissimi la passione per questo affascinante sport. Non a caso, l’iniziativa nasce a Belluno, provincia che ha uno dei più alti numeri di affiliati e di appassionati di tutta Italia e che vede impegnati sui campi, ogni domenica, centinaia di giocatori.

L’idea è nata a Feltre, a cura del comitato della Federazione italiana bocce con la collaborazione dell’istruttore federale Romano Dalla Rosa e di Sergio Sacco. La società Sanvitese di San Vito di Arsié, presieduta da Giampietro Taverna, ha accolto con soddisfazione quanto deliberato dal comitato ed è partita subito con un gruppetto di giovani che, sotto la guida dei due istruttori, hanno seguito sei lezioni della durata di due ore ciascuna. Nelle lezioni sono stati curati la preparazione atletica e l’insegnamento teorico su come accostare a punto o bocciare. Al termine del corso il professor Romano Dalla Rosa e Sergio Sacco si sono dichiarati soddisfatti dell’impegno e della passione dimostrati dai giovani. Nella foto qui a fianco, da sinistra Gabriele Strappazzon, Anna Stefani, Daniele Taverna, l’istruttore Dalla Rosa, Silvia Taverna, Mauro Taverna, Andrea Abitani, il presidente della Sanvitese Giampietro Taverna e Gino Tiengo.

 

  I PENSIONATI DIVENTANO VOLONTARI E RIORDINANO L’INTERA BORGATA

I pensionati di San Vito d’Arsié sono diventati volontari. “Il comune non può arrivare dappertutto” e, perciò, insieme ad altri giovani, si sono attivati loro. Del resto c’è un’anzianità attiva, che nell’utilità per tutti trova soddisfazione per se stessa. Si sono fatti carico di molte cose comuni della borgata. Vogliono che si sappia che il giardinetto del viale della “parrocchiale-santuario” è opera del loro tempo libero. Hanno sistemato negli angoli più interessanti del frastagliato paese undici panchine e ne stanno sistemando altre quindici. Hanno acquistato la nuova statua di S. Antonio per il capitello della piazza. “Abbiamo tolto i cassonetti dell’immondizia davanti al cimitero, che è un luogo di sacro rispetto, spostandoli sull’area dietro la cabina dell’Enel dopo averla sistemata col materiale fornito dal comune”. Non è tutto qui. Hanno reso più aggraziate alcune strutture attorno alla chiesa. Con il parroco sono un po’ in disaccordo. C’è diversità di vedute perché vorrebbero che tutta l’area attorno al sacro edificio, anche se non vanno “sempre a messa” fosse più in ordine, comprese l’area della canonica. Nel loro programma c’è infatti di costruire il portale della chiesa e tutte le grondaie del tetto. “Se no, che santuario è?” dice qualcuno. C’è un aspesa per questo di quindici-venti milioni, ma hanno fiducia nella generosità dei Sanvitesi. Hanno in animo di ripassare, e la volontà non manca, tutto il muro perimetrale del cimitero dei loro morti. Per fare questo hanno collaborato per l’organizzazione di alcune feste al fine di raccogliere fondi. Certo questi anziani dimostrano una gran fiducia

 

  EMIGRANTI “VOLONTARI”

Bravi gli emigranti di Tommasini, una piccola frazione di comune di Arsié: seguendo la tradizionale del mese di agosto, tornano al paese natio per trascorrervi le ferie e ogni anno, con azione di volontariato, si adoperano in ogni modo per far cambiare aspetto alla loro borgata alpina. Lo scorso anno si sono dati da fare per salvare e conservare l’unica fontana della piazzetta; un intervento davvero provvidenziale che ha salvato dal degrado la piccola fontana. Quest’anno, armati di tanta buona volontà, Pietro Strappazzon con la moglie Sandra dalla cittadina Belga di Sambreville, si è distinto in un’iniziativa di bonifica per salvare il capitello di Santa Giustina,eretto nel 1848 all’inizio del sentiero che collega il paese con la strada comunale. Ne è quindi seguita una festicciola inaugurale con la presenza, fra gli altri anche del sindaco, Mario De Nale.

 

  IN COMA PER UNA BOTTA IN TESTA. E’ GIALLO

Il fatto è accaduto nella notte. Il ferito è stato rinvenuto, ancora privo di sensi, nella tarda mattinata.

Gli ingredienti del “giallo” ci sono tutti. Un quarantenne è in coma per un gravissimo trauma cranico. Il fatto è accaduto a San Vito di Arsié la scorsa notte. L’uomo però è stato rinvenuto solo nella tarda mattinata di ieri ancora privo di sensi. Per i carabinieri che stanno indagando ogni ipotesi è valida. Potrebbe trattarsi di un incidente come anche di un’aggressione. L’unica cosa certa è che da ieri Giuseppe Favaloro, 40 anni, residente a San Vito di Arsié in via General Giardino, padre di una ventenne, è ricoverato nel reparto di rianimazione del Ca’ Foncello di Treviso in coma a causa di un trauma cranico. L’uomo, di professione disgaggiatore, però da due anni senza lavoro per curare la madre anziana ora ricoverata all’ospedale di Lamon, ieri poco dopo le 9, è stato trovato riverso su un prato a circa 100 metri da casa di un agricoltore pensionato, Valeriano Tonin. Giuseppe Favaloro era fra l’erba con addosso dei vestiti leggeri e non dava segni di vita. E’ stato dato immediatamente l’allarme e sul posto è arrivata l’ambulanza del pronto soccorso di Feltre che lo ha trasportato d’urgenza al Santa Maria del Prato. Vista la gravità del trauma, i medici hanno preferito farlo ricoverare poi a Treviso dove è giunto poco prima di mezzogiorno a bordo dell’elicottero del Suem. Sul posto i carabinieri della stazione di Arsié e quelli del nucleo operativo di Feltre. Hanno trovato la porta dell’abitazione  di Favaloro aperta e dentro la televisione accesa. Per tutto il giorno gli inquirenti hanno raccolto dati che potessero portare ad una ricostruzione puntuale delle ultime ore prima del “giallo”. Un lavoro difficile visto che l’uomo nelle ultime settimane era solo in casa dato che l’anziana madre e stata ricoverata in ospedale a Lamon.

 

  PELLEGRINAGGIO AL “SANTUARIO” DI SAN VITO

Le feste patronali di San Vito di Arsié hanno visto un buon afflusso di fedeli. Nel Medioevo dove ora si erge con una certa maestosità sulla valle del Brenta la parrocchiale di San vito, c’era una cappella dei frati benedettini, dedicata a tre protettori del loro ordine: Vito, Modesto e Crescenzia. Per la devozione popolare di quel tempo lontano da San Vito il paese ha preso nome.

Don Antonio Bernardi, parroco odierno della borgata, un paio di anni fa, forse memore delle antichissime origini religiose della sua chiesa, posta su quello sperone solitario, osò domandare al suo vescovo di trasformare l’antico luogo di culto in santuario. “Quale luogo più adatto sarebbe esistito?”. Ma ebbe dall’autorità un netto rifiuto. “Chi la dura, la vince!”. Dice un proverbio e in questi giorni, per le annuali feste patronali, sono venuti molti gruppi, con pellegrinaggi da Enego, Fosse, e da altri luoghi, e, domenica pomeriggio, sono arrivati per la santa messa delle 15, lunga, solenne e cantata in pellegrinaggio da Cesiomaggiore, riempiendo la chiesa. Che sia un crescendo spontaneo per la trasformazione in santuario? Per dare una maggiore festosità alla ricorrenza dei santi ed alla sua chiesa don Antonio Bernardi è andato oltre la semplice religiosità tradizionale: ha organizzato per dopo la messa delle 15 una rassegna corale in onore dei S. Martiri. Il suo capocoro Marco Brandalise ha presentato così, per la prima volta ad un pubblico estraneo i suoi “giovanissimi” che hanno un’età che va da 9 fino 14 anni. Con pianole e flauto hanno proposto l’inno di San Vito, seguito da una valanga di applausi. Alla rassegna ha partecipato il coro di Fastro, diretto dall’assessore Doris Grando. Più esperti il coro giovani di Fonzaso, diretto da Alessandro Tomaello, esibitosi su brani di Gen Rosso  e Gen Verde come “vivere la vita” e “un giorno fra le mie mani” e il coro Oio di S. Giustina-Cesiomaggiore con un repertorio popolare legato in particolare all’emigrazione della seconda metà dell’Ottocento verso il Brasile e con un canto sardo di indubbio effetto di voci “Sa par historia a balubirde”.