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SAN VITO DI ARSIE'Il paese di San Vito è una piccola frazione del comune di Arsié, si trova in provincia di Belluno ma appartiene alla diocesi di Padova; è situato in una posizione solatia e panoramica, sparso in numerose contrade, lungo una balza rocciosa che domina la sottostante Valsugana e di rimpetto agli altipiani di Asiago. Le sue origini non sono certe ma sicuramente molto antiche. Notizie precedenti l’anno mille fanno pensare che questi luoghi fossero abitati dai famigliari dei soldati lasciati in guarnigione dei vicini castelli della “Scala” e del “Covolo” costruiti in epoca romana e sempre tenuti in considerazione da tutti gli amministratori che seguirono a causa della loro grande importanza strategica per il controllo della vallata. I Sanvitesi nel corso degli anni hanno cercato di sfruttare al meglio le risorse agricole del luogo, costruendo numerosi terrazzamenti lungo i pendii della montagna, coltivandoli prevalentemente a vigneto, grazie anche alla fortunata posizione; ma dato che l’agricoltura non riusciva a dare sufficiente sostentamento a tutta la popolazione, il paese ha visto molta della sua gente emigrare verso altri luoghi, come tra l’altro in numerosissimi altri paesi montani della provincia Bellunese. Questo fino alla fine degli anni ’70, quando alcune fabbriche si sono insediate nel nostro comune e in altri comuni limitrofi favorendo l’impiego e la permanenza di numerose famiglie. L’evangelizzazione della zona, come asseriscono molti studiosi, avvenne attorno agli anni 400 – 500 e la tradizione vuole sia stata opera di San Prosdocimo, primo vescovo di Padova. Nel 594 il fiume Cismon deviò dal suo corso verso il Piave, presso la città di Feltre, per seguire una nuova strada verso la Valsugana immettendosi così nel Brenta, avvenimento che i valligiani attribuirono a San Vito. Non è da scartare l’ipotesi che in quell’occasione gli abitanti del “vico” abbiano voluto erigere un sacello in onore del santo e dei suoi compagni di martirio intitolandogli la località. Nel secolo IX° Arsié viene citata come Pieve e in un documento di un secolo più tardi essa viene citata come chiesa madre di alcune cappelle in altri centri abitati tra cui appunto San Vito, dove vi si celebrava solo nella festa dei titolari. Attorno al 1500 gli abitanti della vastissima Pieve cominciarono a lamentarsi per la lontananza dalla chiesa, infatti ci si doveva recare ad Arsié sia per battezzare i fanciulli che per seppellire i defunti (San Vito dista da Arsié circa 7 km. un altro paese, Enego, circa 20!!!) pensarono quindi di separarsi da essa. Nel 1647 San Vito ottiene di diventare curazia autonoma, l’assistenza spirituale prima di quel periodo veniva esercitata da un eremita che viveva presso la chiesa e veniva sostenuto dalle offerte dei fedeli. Nel 1770 venne creata la parrocchia. Con il progressivo aumento della popolazione l’antica cappella venne più volte ingrandita; fu solo nella seconda metà del 1800 che i paesani, spronati anche dal parroco di allora, si cimentarono in un ardua impresa: il campanile era tanto pericolante da dovergli togliere le campane, il cimitero spostato per adeguarsi alle normative Napoleoniche che imponevano la tumulazione fuori dal centro abitato, e naturalmente la chiesa doveva essere nuovamente ampliata. Tutte queste opere furono portate a termine tra il 1865 (cimitero) e il 1872 (il campanile) mentre nel 1888 venne inaugurata la nuova chiesa anche se non era del tutto terminata; infatti il coro, la sacrestia e le adiacenze furono terminate solamente nel 1898. Venne consacrata il 22 agosto 1953 con tre altari: il maggiore in coro dedicato ai Santi Vito con Modesto e Crescenzia, gli altri due nella navata, il primo dedicato alla Beata Vergine con il titolo di Regina del santo Rosario e l’altro dedicato a San Giuseppe. Nel 1959 venne inaugurato un nuovo altare dedicato a Santa Barbara; voluto, finanziato e costruito dai numerosissimi minatori del luogo per onorare la loro Patrona e per invocarne la costante protezione. Sono state benedette invece nel 1966 le nuove statue dei SS. Martiri, in sostituzione di quelle precedenti sostituite perché ricordavano più la Sacra Famiglia di Nazareth. Nel 1975 le vecchie statue in gesso dei santi patroni vengono collocate nella chiesetta ex-voto in località Duri. Il 14 agosto 1988 vede l’inaugurazione del monumento ai caduti in guerra e sul lavoro, fortemente voluto da oltre 20 anni dal locale gruppo alpini. Una commovente messa viene celebrata sul sagrato della chiesa a ricordo degli scomparsi. E ’ del 1999 invece il monumento al minatore, collocato di fronte a quello ai caduti, costruito in ferro battuto dal paesano Grando Ofelio e voluto dai minatori a ricordo dei colleghi scomparsi per malattia professionale e per incidenti sul lavoro. Il Venerdì santo dell’anno 2000, a ricordo dell’anno giubilare, una grande croce luminosa viene costruita sul colle di Ca’vecio. Benedetta nel corso della tradizionale processione della “via Crucis”; sarà rimossa alcuni anni dopo per i termini dei permessi temporanei di edificabilità. Il 2000 vede l’imponente ricordo del 75° anniversario di fondazione del gruppo alpini San Vito, secondo come origine solo al gruppo di Feltre, sorto nel 1922 sulla spinta di un paesano già allora trasferito a Feltre e che ha riportato in paese lo stesso entusiasmo notato nel costituire queste associazioni. Nel 2001 un gruppo di volontari restaura la chiesetta ormai in gravi condizioni di degrado e il paesano Tonin Corrado costruisce un nuovo gruppo di statue più consono alle dimensioni del sacello. Il 12 agosto dello stesso anno, con una grande cerimonia le nuove statue e il sacello restaurato vengono benedetti dall’arcivescovo Oscar Rizzato, elemosiniere apostolico. Il solenne centenario del voto delle feste decennali è celebrato con grande entusiasmo nel 2003. Il 10 agosto, presiedute da mons. Giuseppe Lazzaretto, nunzio apostolico in Irlanda, risono svolte le celebrazioni solenni con le funzioni e la grande processione che ha attraversato il paese addobbato a festa come non mai. La parrocchia trova un momento di fervore e di unità incredibile in occasione delle feste decennali dedicate ai Santi Martiri. Nel 1903 il parroco e la fabbriceria proposero di celebrare solennemente il 17° centenario della morte dei Santi con una grande processione; venne fatto dunque voto di onorare i patroni ripetendo le celebrazioni ogni decimo anno; scadenza che venne interrotta solo nel 1943 per motivi bellici, ma per riprendere nel 1945 con rinnovato fervore anche in ringraziamento per lo scampato pericolo. Così da allora ogni 10 anni la gente si ritrova compatta per celebrare la ricorrenza, portando in processione per le vie del paese le statue e la reliquia dei “Santi Martiri”, (così vengono chiamati affettuosamente in paese), ornando il percorso del corteo con grandi archi trionfali in rami di abete, con grande vivacità di fiori e di addobbi. Un’altra tradizione, che in zona sopravvive solo a san Vito e nel limitrofo paese di Fastro, si ha nella settimana Santa, la “prodissiòn dei ciarét” ovvero la processione delle piccole luci. Due processioni percorrono le strade di questi paesi: le sere di martedì Santo a conclusione delle “40 ore”, con il Ss.mo Sacramento, e di venerdì Santo con la reliquia della Santa Croce e con l’antica croce di legno chiamata “della Passione” con simboleggiati tutti i patimenti di Nostro Signore. Durante queste processioni tutte le case e le vie interessate dai cortei sono illuminate da miriadi di luci e lumini di carta colorata ( i “ciarét”), mentre nelle contrade lontane si accendono grandi falò, rendendo questi intensi momenti di preghiera veramente suggestivi.
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