ORIGINE DELLA RIVALITA' TRA I PAESI DI SAN VITO E FASTRO TRA FATTI E LEGGENDE
L’abitato di San Vito h a origini molto lontane nei tempi, abbiamo notizie di un nucleo abitato con una propria cappella già nel decimo secolo.
L’abitato di Fastro sorse lentamente in seguito, e gli abitanti, anc h e per la notevole distanza per partecipare alle funzioni religiose ad Arsié, già confluivano a San Vito quando in quella c h iesa veniva celebrata la Messa; nel 1629 era ancora viva la tradizione per la quale l’arciprete di Arsié il primo sabato di Luglio celebrasse in San Vito per voto degli abitanti di Fastro, in quanto Fastro era ancora privo di una propria struttura religiosa.
Il 16 giugno 1647, la c h iesa di San Vito fu ufficialmente staccata dalla Pieve di Arsié e fu concesso un sacerdote per la celebrazione della Messa in tutte le feste comandate, e gli abitanti di Fastro furono aggregati alla comunità di San Vito.
E’ mia opinione c h e le autorità del tempo intendessero favorire la nascita di una nuova comunità aggregando le numerose contrade c h e formano gli odierni paesi di San Vito e Fastro, riunendoli tutti nell’unica c h iesa già esistente e frequentata. Questo sarebbe avvallato da una nota di Don Francesco Sartorio, nella “guida storica delle c h iese parrocc h iali e Oratori della Diocesi di Padova” , c h e c h iama la c h iesa di San Vito: San Vito di Fastro. E nel contesto fa riferimento ad alcune liti sorte per la costruzione di una c h iesa a Fastro, affermando c h e la c h iesa di San Vito già esisteva prima del 1350.
E’ probabile c h e anc h e Fastro ric h iedesse un proprio luogo di culto e una propria autonomia creando disaccordo con i Sanvitesi c h e pretendevano aiuto nel sostentamento della propria c h iesa e del sacerdote.
Un oratorio a Fastro fu infatti costruito, ma i Fastresi continuavano a partecipare alle funzioni a San Vito, sorsero quindi delle dispute sulle competenze amministrative del luogo di culto. Si legge infatti in un documento dell’arc h ivio parrocc h iale di Arsié datato 6 maggio 1747:
Però neppure la stesura di questo contratto riuscì a placare le parti in causa, fu così c h e il 15 giugno dello stesso anno il vescovo di Padova concesse c h e nella c h iesa campestre di Fastro potesse esser celebrata la messa a comodo della popolazione con gli stessi criteri usati per le celebrazioni all’oratorio di S. Antonio a “la Menòr” cioè tutte le domenic h e e feste eccetto le principali solennità di Natale, Epifania, Pasqua, Corpus Domini e nella festa titolare della c h iesa di Arsié, S. Maria Assunta. A queste celebrazioni potevano accedere anc h e gli abitanti di San Vito.
L’anno dopo, 1748, anc h e Fastro ottenne un proprio sacerdote.
Le rivalità quindi non si sono mai sopite e mai c h iarite, tanto è vero c h e secondo gli abitanti di San Vito le “Boe” di Fastro, franate nell’alluvione proprio nel medesimo 1748, siano franate per volontà divina. Si dice infatti c h e in quegli anni di forti contrasti fra le parti, i Fastresi venissero a messa a San Vito cantando:
questo per offendere i Santi patroni di San Vito con lo stesso appellativo con cui venivano c h iamati gli stessi Sanvitesi, cioè “Sarentoni” ovvero mangiatori di “sarenta” (polenta e latte) a differenza dell’appellativo di “Fasoloni” titolo attribuito a quelli di Fastro.
I Santi Martiri quindi offesi da tale appellativo si sarebbero vendicati facendo franar le “Boe” e, di ritorno dalla messa, i Fastresi avrebbero trovato sepolto il paese, c h iesa compresa, obbligandoli a tornare a frequentare le funzioni in quel di San Vito.
E lodando la potenza d’intercessione dei Santi Martiri, i Sanvitesi deridevano a loro volta il patrono di Fastro dicendo:
Sant’Antoni de Fastro, l’e alt on metro e otanta, el pesa na gran carga e no ‘l conta na madona!
Marco Brandalise