LA “BONA MAN”

Siamo ormai prossimi alla conclusione dell’anno, mi sembrava quindi doveroso accennare ad un’usanza molto antica, anc h e questa purtroppo andata in disuso, caratteristica del periodo: la bona man.

La bona man era un regalo che veniva fatto nel giorno di capodanno.

Il primo gennaio frotte di bambini giravano di casa in casa per ricevere questo dono, c h e naturalmente consisteva in poca cosa, generalmente frutta. Raramente qualc h e soldo.

I frutti donati altro non erano c h e noci o nocciole; molte famiglie durante l’estate usavano conservare della frutta fresca c h e poi veniva quindi usata anc h e per quest’occasione.  

Veramente tipic h e erano le fette: bucce di pesca (in certi casi anc h e di mela) tagliate abbastanza spesse e poi essiccate al sole per poterle consumare anc h e nei mesi invernali, venivano altresì essiccati anc h e fic h i, corniole o prugne.  Tutta frutta ricca di zucc h eri c h e ben s’integrava con la dieta della stagione fredda, basata prevalentemente su alimenti grassi (insaccati, lardo, fritture con strutto ecc.).

Abbiamo detto c h e si tratta di un’usanza molto antica. Abbiamo notizia c h e in epoca romana il passaggio da un anno all’altro era un momento sacro. Il mese stesso di gennaio prende il nome da una divinità romana: Giano.

Giano era il dio bifronte, veniva raffigurato con due facce rivolte in direzione opposta l’una all’altra, una raffigurava un vecc h io barbuto, mentre una un giovane. Il suo nome Giano, in latino Ianus deriva a sua volta dalla parola ianua, cioè porta. Era quindi protettore di tutti i periodi di transizione e di cambiamento: Ovidio lo invocava così: “Ianus c h e guarda indietro e avanti, alla fine dell’anno trascorso  e all’inizio del prossimo”.

Il primo giorno di gennaio quindi si celebrava l’anno nuovo e mentre i sacerdoti compivano atti di culto offrendo alla divinità focacce di cacio grattugiato, farina, uova e olio di oliva cotte al forno, al fine di ottenere la benedizione sulla natura e sui futuri raccolti i Romani usavano invitare a casa gli amici e si scambiavano in candidi vasi miele con datteri e fic h i -“perc h é nelle cose passi il sapore; e l’anno qual cominciò si dolce”- accompagnati  da ramoscelli di alloro c h e c h iamavano strenae cioè strenne, come augurio di fortuna e di felicità. Le strenne sono quindi le antenate degli odierni regali natalizi (c h e tuttora c h iamiamo strenne) e delle mance in generale.

La bona man perciò era un perpetuarsi di questo gesto benaugurante; con il passare dei secoli non è venuto meno il rito di offrire a c h iunque bussasse alla porta l’augurio di felicità nei simboli della frutta o del dono in generale. Gesto c h e purtroppo come molti altri h a perso la propria identità fondendosi con i riti natalizi proposti dalla cultura consumistica moderna c h e spoglia questi momenti di fraternità del loro significato originale.

 Marco Brandalise