IMPORTANZA STORICA E RELIGIOSA DELLA CHIESA DI SAN VITO DI ARSIE’
Da “Monografia di Arsié” di don Giovanni Battista Segato.
Dal 1300 al 1400 Feltre col suo territorio cangiò spasso di Signoria, fu soggetto perciò ora all’Imperatore germanico, ora ai Duc h i d’Austria, ad Ezzelino, ai da Camino, ai Carrara, agli scaligeri, e finalmente ai Visconti Signori di Milano, non per dire dei più naturali suoi reggitori i Vescovi e Conti di Feltre, come già Aldigero Villalta, e prima il Toresino da Corte col titolo ancor di Principe.
Senonc h é Cattarina vedova di Gian Galeazzo Visconti, nel 1404, c h e fra gli altri domini avea ricevuto in retaggio le città di Feltre e Belluno, mal potendo reggere quelle lontane città e conservarle ai minorenni suoi figli per le tristi vicende dei tempi c h e fece mai? – Anzic h é farne mercato vile ed iniquo, con il magnanimo divisamento, mentre potea vendere le due città ai tirannelli vicini, le sciolse dal giuramento di fedeltà e sudditanza, lasciandole libere di reggersi da sé, o di scegliersi un altro Signore!
E Feltre col suo territorio libera e spontanea si diede subito alla Serenissima Repubblica veneta di San Marco, e in nome del Doge Mic h iele Steno, Bartolomeo Nani ne prese il possesso il 15 giugno 1404 solennissimamente.
Ma cosa c’entrano in questo fatto Arsié, San Marco e San Vito ai Roveri? Assai bene poic h é sventolò tosto anc h e qui il glorioso vessillo di San Marco per mano di Vittor Sartore di Arsié e si volle sculto pur sulla pubblica piazza l’aligero suo leone; ed a perpetuare anc h e meglio il faustissimo evento, come si legge nel plebanale arc h ivio di Arsié statuì quanto segue: = Per voto pubblico e solenne ogni anno il 15 giugno festa di San Vito, od in altra prossima festa o domenica, il clero ed il popolo di Arsedo, coi sacerdoti e gli abitanti delle altre c h iese e villaggi Rocca, Rivai, Mellame e Fastro, dovranno portarsi processionalmente a visitare la c h iesa di San Vito in San Vito e Roveri, in memoria e ringraziamento per essersi data Feltre col suo territorio al paterno regime di san Marco.=
Ecco dunque perc h é fra gli altri anc h e il secondo Evangelista è patrono della plebania e del Comune di Arsié, c h e ne porta a grande onore lo stemma, e fedelmente fin d’ora dal 1405 eseguisce ogni anno l’antico voto.
Questa perciò è l’origine della politico-religiosa processione votiva; ed ecco spiegato come c’entri Arsié coi Visconti, San Marco e San Vito; il popolo però dimenticata l’origine storica di tal processione, ci va bensì numeroso e devoto; ma per implorare c h e il Santo interceda dal Signore sieno guardate dalle grandinate le loro viti e conceda a tempo opportuno una copiosa vendemmia!
Nota: Le processioni dalle varie frazioni a San Vito avevano la seguente cadenza: 13 giugno Rivai; 29 giugno Mellame; primo sabato di luglio Fastro; martedì prima dell’ascensione Arsié (da non confondere con le rogazioni c h e si svolgevano in quei stessi giorni); La frazione di San Vito a sua volta si recava processionalmente a Fastro probabilmente adottando anc h ’essa un momento di ringraziamento. Di tali processioni, cadute in disuso tra il dopoguerra e gli anni ’50 rimane oggi solo la processione di San Vito a Fastro, ora il 13 giugno (festa di S. Antonio) e la processione di Fastro a San Vito due giorni dopo.
Il 15 giugno i parrocchiani di Arsié, Mellame e Rivai si recavano fin dal 1415 nella c hiesa di san Vito in pellegrinaggio.
Nella cronaca parrocchiale del capoluogo è scritto che nel 1664 non venne fatta la processione, senza dire la causa. Nella cronaca del mese seguente è annotato: “Fu forse il caso o punizione del cielo, per il non adempimento del voto, se il 22 e 29 ad Arsié, Mellame e Rivai cadde una tale grandinata che a memoria d’uomo non si era mai veduta né si ricordava l’eguale, e fu generale convinzione essere stato quello un meritato castigo per avere tralasciata la visita”. Da quel memorabile anno si continuò a visitare la chiesa fino a pochi anni fa, quando il sacerdote si è trovato in processione solo con qualche vecchio arrancante e con qualche ragazzo assonnato. La fede 50 anni fa era più viva e le gambe degli uomini più salde.