-tratto dall’archivio parrocchiale-
Una grana non lasciva dormire il Parroco di allora, don Bartolomeo Velo, negli ultimi anni del ‘700. C’era infatti una famiglia, quella Grando, proveniente dai “Furét” di Fastro e installatisi alla località chiamata “Menòt”, che abitando a metà strada tra san Vito e Fastro e memore dell’amicizia con la parrocchia di Fastro, ivi frequentava le Sante Funzioni e naturalmente contribuiva al mantenimento del Parroco e della Parrocchia.
Don Velo, però, non era di questo avviso e ritenendo che l’abitazione del Grando apparteneva alla Parrocchia di San Vito e Roveri, radunò gli anziani e si recò con tre delegati: Pietro Strappazzon, Lorenzo Strappazzon, Giovanni Tonin, ad ingiungere al Grando di sottostare ai comandi della Parrocchia di San Vito e Roveri alla quale apparteneva di fatto. Il Grando non volle sentir ragioni e così fu avvertito il Vescovo di Padova, Mons. F. Scipione Dondi Dall’Orologio che dispose subito una commissione presieduta dal vicario foraneo di Enego, don Antonio Contini, perché risolvesse la questione fissandone i confini una volta per tutte.
In breve tempo la commissione, viste le tradizioni e le antiche carte, stabilì che la casa del Grando apparteneva di fatto alla parrocchia di San Vito e Roveri in quanto il confine di tale parrocchia passava per il sito detto “della Roda” sopra il castello della scala, sulla strada Regia, che da Primolano porta a Fastro, e la casa del Grando ne era chiaramente più in qua.
La comunicazione fu fatta dal Vescovo al Parroco in data 24 settembre 1808.
Fu così che i “Menòt” passarono sotto San Vito anche dalla parte civile, cioè in comune e tutt’ora restano abitanti di San Vito.